Intelligenza Emotiva: la competenza essenziale per i nuovi business

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Che cosa si intende quando si parla di “Emotional Intelligence”?

Il concetto è stato sviluppato a partire dal 1920 dallo psicologo Usa Edward Lee Thorndike (1874 – 1949).
I suoi numerosi esperimenti condotti nelle scuole americane contribuirono a diffondere le conoscenze della psicologia comportamentale nell’ambiente pedagogico e gli permisero l’elaborazione delle sue teorie nonché la costruzione di test e di profitto scolastico.

Nel 1940 David Wechsler, un altro psicologo americano, suggerì che altri fattori rispetto al semplice QI erano coinvolti nel cosiddetto “comportamento intelligente”.

Nel 1954 Abraham Harold Maslow (Brooklyn, 1º aprile 1908 – California, 8 giugno 1970), esponente di spicco della “Psicologia Umanistica” e noto per aver elaborato la famosa “Piramide dei bisogni umani”, pubblicò “Motivazione e personalità“, dove esponeva la teoria di una gerarchia di motivazioni che si muove dalle più basse (bisogni primari – fisiologici) alle più alte (realizzazione del proprio potenziale umano – auto-realizzazione).

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Le teorie di Maslow permettono di porsi in una condizione di autocritica, analizzando la personale capacità di soddisfare i propri bisogni e, in base a questi, di saper comprendere quelli che sono le necessità dell’altro.

 

Nel 1983 Howard Gardner, professore presso la Harvard University, identificò almeno dieci tipologie differenziate di “intelligenza”, ognuna deputata a differenti settori dell’attività umana (logica, spaziale, musica, cinestetica, interpersonale, intrapersonale, naturalistica, etica, filosofico esistenziale).

Nel 1985 si introdusse per la prima volta il termine “Emotional Intelligence” attribuito allo psicologo usa Wayne Payne nella sua tesi “A Study of Emotion: Developing Emotional Intelligence”.

Nel 1990 l’intelligenza emotiva venne trattata dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence”. Definironol’intelligenza emotiva come:

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“La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie e altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

 

Infine nel 1995 lo psicologo e articolista scientifico Daniel Goleman pubblicò il suo libro “Emotional Intelligence: why it canmatter more than IQ”, scritto grazie al lavoro di Salovey e Mayer.

La competenza emotiva è “l’insieme di abilità pratiche (skills) necessarie per l’autoefficacia (self-efficacy) dell’individuo nelle transazioni sociali che suscitano emozioni (emotion-eliciting social transactions)“.

Ma quali sono le differenze tra EQ (Emotional Quotent \ quoziente emotivo) e IQ (Intelligence Quotent \ quoziente intellettivo)?

  • Il primo permette di misurare quanto e come una persona riconosce le emozioni in se stesso e negli altri; la sua eventuale abilità nel gestirle per lavorare meglio in un gruppo di lavoro. Il secondo è la valutazione dell’abilità di una persona nell’imparare, capire e applicare le informazioni.
  • Il primo comprende le emozioni, il secondo comprende le informazioni.
  • Un alto EQ denota una persona consapevole di se stessa e delle sue competenze, in grado di comprendere quelle degli altri ed eventualmente valorizzarle. Un alto IQ invece è la capacità di comprendere informazioni e fare proprie delle connessioni tra idee e concetti.
  • Le persone con un alto EQ possono riconoscere e controllare le proprie emozioni e conoscere gli stati d’animo di coloro che stanno loro accanto, cercando di modificarne assertivamente i comportamenti. Le persone con un alto IQ sono più individuali e sembrano essere limitate nelle attitudini sociali e nella cognizione delle emozioni altrui.

 

SVILUPPARE COMPETENZE EMOTIVE SIGNIFICA FAVORIRE SCAMBI COMUNICATIVI, CAPACITÀ DI PROBLEM-SOLVING E STIMOLARE IL PENSIERO COSTRUTTIVO.

 

PERCHE’ E’ IMPORTANTE
L’intelligenza emotiva può essere di grande aiuto nel lavoro come nella vita. Non è certamente un sostituto dell’intelligenza tradizionale, non rimpiazza le competenze tecniche specifiche, ma può fornire un insieme di abilità che, apprese, ci supportano nella comprensione e gestione delle emozioni. Se coscienti delle proprie emozioni e integrandole con la nostra parte razionale, possiamo aumentere la conoscenza di noi stessi, le nostre capacità relazionali e il nostro ambiente lavorativo (in termini di motivazione, collaborazione, leadership, coinvolgimento, flessibilità e fiducia delle persone) che in qualche caso può aumentare la customer satisfaction fino al 47% e la produttività fino al 27,8% ( stat. Sole 24 Ore 21/02/05).


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